Edizione del 22 settembre 2026

Immigrazione USA — le novità in pillole

La fonte quotidiana in italiano sulle notizie d'immigrazione negli Stati Uniti.

Decisioni dei tribunali

EB-5 e adjustment of status: per un giudice di Washington i tribunali non hanno giurisdizione sui ritardi dell'I-526E e dell'I-485

Con l'opinione depositata ieri nella causa Rayan v. Mullin, il giudice Trevor McFadden, del tribunale federale del Distretto di Columbia, ha respinto per difetto di giurisdizione il ricorso di un investitore indiano che, dopo oltre 17 mesi di attesa sulla petizione I-526E e sulla domanda I-485 presentate nel settembre 2024 con un investimento di più di 800.000 dollari, chiedeva di ordinare a USCIS di decidere, in base all'Administrative Procedure Act e al Mandamus Act. Secondo il giudice, la clausola generale della sezione 1252(a)(2)(B)(ii) - che esclude il riesame giudiziario di ogni decisione o azione affidata dalla legge alla discrezionalità del segretario del DHS - copre anche i tempi: la norma sull'EB-5 dice che il segretario "può" trattare le petizioni nel modo e nell'ordine da lui stabiliti, e la sezione 1255(a) affida l'adjustment of status alla sua discrezione. L'opinione richiama le decisioni della Corte Suprema in Patel e Bouarfa sul peso delle parole "any" e "may", e le sentenze dell'Undicesimo Circuito (Kanapuram, 2025) e del Quinto (Cheejati, 2024) che negano la giurisdizione sui ritardi dell'I-485. È una lettura che, se seguita, chiude la strada del mandamus per i ritardi dell'adjustment of status nel distretto in cui si concentrano queste cause.

Fonte: Tribunale federale del Distretto di Columbia

Visto per un familiare fermo in administrative processing da 26 mesi: la causa per ritardo irragionevole viene respinta

Nella causa Abdulla v. Fagin, decisa ieri, la giudice Loren AliKhan del tribunale federale del Distretto di Columbia ha rigettato il ricorso di due fratelli iracheni, beneficiari di petizioni I-130 presentate nel 2007 da un fratello cittadino americano ed ex interprete dell'esercito, che dopo i colloqui consolari del luglio 2024 avevano ricevuto un rifiuto temporaneo ai sensi della sezione 221(g) in attesa di administrative processing. Durante la causa quasi tutti i familiari hanno ottenuto il visto; resta pendente solo quello di un figlio, e su questo il tribunale ha deciso nel merito. La giudice ha respinto la tesi del governo secondo cui la dottrina della consular nonreviewability impedisce di esaminare i ritardi, e ha riconosciuto che decidere sul visto è un atto dovuto; ma applicando i fattori TRAC ha concluso che circa ventisei mesi dal colloquio non sono un ritardo irragionevole, perché i tribunali del distretto considerano spesso non irragionevoli attese fra tre e cinque anni e perché ordinare la trattazione di una singola domanda scavalcherebbe le altre. Il ricorrente aveva segnalato, con una memoria tardiva, le due sentenze che hanno dichiarato illegittima la sospensione dei visti per 75 Paesi (De Moura Gomes, D.D.C., 31 luglio; CLINIC v. Rubio, S.D.N.Y., 21 agosto, il cui appello al Secondo Circuito è stato iscritto il 15 settembre), ma il tribunale non le ha considerate perché l'argomento non era nel ricorso. Che cosa significhi in pratica un rifiuto ai sensi della 221(g) con administrative processing, e quanto può durare, è il tema di una scheda a parte.

Fonte: Tribunale federale del Distretto di Columbia