Da oggi profili social pubblici anche per i visti dei giornalisti (I) e per i TN e TD
Dal 1° ottobre chi chiede un visto I per giornalisti e media, o i visti TN e TD dell'accordo USMCA, deve rendere pubblici tutti i profili social: il Dipartimento di Stato estende la revisione della presenza online.
Da oggi i consolati americani sottopongono alla revisione della presenza online (online presence review) anche chi chiede un visto I, quello dei rappresentanti dei media esteri e quindi dei giornalisti, e i visti TN e TD, riservati ai professionisti canadesi e messicani dell'accordo USMCA e ai loro familiari. Lo aveva annunciato il Dipartimento di Stato il 18 settembre: chi chiede questi visti deve impostare su «pubblico» la privacy di tutti i propri profili social, per permettere al Dipartimento di esaminarne contenuti e attività. Secondo lo studio legale Fragomen l'annuncio non dice con quale criterio i profili saranno valutati, ma è prevedibile che contenuti giudicati sfavorevoli facciano scattare controlli di sicurezza più approfonditi, con ritardi e possibili dinieghi; il Dipartimento, dal canto suo, ricorda che ogni decisione su un visto è una decisione di sicurezza nazionale e che tocca al richiedente dimostrare di averne i requisiti. La revisione vale da fine giugno 2025 per studenti e partecipanti agli scambi (visti F, M e J), da dicembre 2025 per i lavoratori H-1B e i loro familiari H-4 e da marzo 2026 per il personale domestico di diplomatici e funzionari (A-3, C-3 e G-5), i tirocinanti H-3 e i loro familiari, fidanzati e coniugi di cittadini americani (K-1, K-2 e K-3), partecipanti a scambi culturali (Q), religiosi (R-1 e R-2) e testimoni, informatori e vittime di reati (S, T e U). Restano fuori, fra i visti più usati dagli italiani, quelli per affari e turismo (B-1/B-2), per commercianti e investitori (E), per i trasferimenti all'interno delle aziende (L) e per chi ha capacità straordinarie (O), anche se dal 2019 quasi tutti i richiedenti devono indicare nella domanda gli identificativi usati sui social negli ultimi cinque anni, uno dei controlli sui profili social nelle domande di visto.
FonteFragomen