Il Dipartimento di Giustizia chiede di revocare la cittadinanza a 40 naturalizzati
Fra agosto e il 2 ottobre il governo ha avviato 40 cause per togliere la cittadinanza a naturalizzati accusati di aver taciuto reati o frodi: il gruppo più numeroso dell'amministrazione Trump.
Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato lunedì 5 ottobre di aver presentato in 19 distretti federali, fra agosto e il 2 ottobre, 40 cause per revocare la cittadinanza ad altrettante persone naturalizzate: secondo il comunicato è il numero più alto di denunce depositate in un solo periodo sotto l'amministrazione Trump, e per il ministro della Giustizia Todd Blanche è «il più grande sforzo di denaturalizzazione della storia moderna». La legge consente al giudice di annullare la naturalizzazione e il relativo certificato quando la cittadinanza è stata ottenuta illegalmente oppure tacendo fatti rilevanti o con false dichiarazioni volontarie; le accuse, precisa il Dipartimento, restano tali finché un tribunale non decide. Gli interessati vengono da 21 Paesi (nove dal Messico, quattro dal Pakistan), più uno di cittadinanza ignota. Fra i casi più noti ci sono Jinchao Wei, 26 anni, nato in Cina, arruolato in Marina nel 2021 e naturalizzato nel maggio 2022 con la procedura accelerata riservata ai militari quando da febbraio già cospirava per vendere segreti militari alla Cina, poi condannato nell'agosto 2025 per spionaggio a 200 mesi di carcere, e Ping Li, 61 anni, che nel 2024 si è dichiarato colpevole di aver agito come agente non dichiarato del governo cinese, raccogliendo informazioni su dissidenti, attivisti per la democrazia e membri del Falun Gong. Molte cause riguardano abusi sessuali su minori commessi prima della naturalizzazione e taciuti; altre identità doppie usate per sfuggire a un ordine di espulsione, matrimoni con cittadini americani resi possibili da divorzi o certificati di morte falsi, un omicidio (voluntary manslaughter), un'evasione fiscale su almeno 12,5 milioni di dollari di redditi non dichiarati, frodi sanitarie, finanziarie e di borsa. Due riguardano i visti di lavoro: un egiziano che fino al 2007 ha mantenuto lo status H-1B grazie a un posto fittizio nell'azienda di un familiare mentre faceva il tassista, e una connazionale che nel 2001 e nel 2004 aveva presentato domande H-1B per un parente presso una propria società senza attività. Spesso l'accusa è di aver dichiarato sotto giuramento di non aver mai commesso reati per cui non si era stati arrestati, o di non aver mai dato informazioni false a un funzionario. Per chi ha la green card e pensa alla cittadinanza la lezione è che quelle risposte contano anche dopo il giuramento: la revoca colpisce chi non aveva davvero i requisiti della naturalizzazione americana, a partire dalla buona condotta morale.