St. Louis, l'arcidiocesi fa causa all'ICE: ai detenuti negati confessione e comunione
Nel carcere di contea di Ste. Genevieve, in Missouri, i sacerdoti possono parlare con i detenuti dell'ICE solo al telefono, dietro un vetro: l'arcidiocesi chiede in tribunale lo stesso accesso degli avvocati.
L'arcidiocesi cattolica di St. Louis ha fatto causa lunedì 5 ottobre, davanti al tribunale federale del Distretto orientale del Missouri, ai vertici del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) e dell'ICE e alle autorità della contea di Ste. Genevieve, il cui carcere ospita dalla metà del 2025, su contratto con l'ICE, persone trattenute per motivi di immigrazione: circa 150 alla volta e circa 3.000 in tutto secondo il ricorso, per ciascuna delle quali l'agenzia paga 103 dollari al giorno. Secondo il National Catholic Reporter sembra essere la prima volta che una diocesi cattolica statunitense porta in tribunale l'ICE per l'accesso pastorale ai detenuti. Il carcere applica una regola di «nessun contatto»: i sacerdoti possono vedere i detenuti solo il lunedì, in una fascia di quattro ore, parlando al telefono attraverso un vetro, senza poter passare oggetti religiosi né celebrare la messa. Per la Chiesa, spiega il ricorso, la confessione non può avvenire per telefono né su una linea che può essere ascoltata o registrata, e la comunione deve essere data da un sacerdote o da un ministro incaricato: per questo l'arcidiocesi ha respinto la proposta del maggiore Jason Schott, vicesceriffo capo che dirige il carcere, di consegnare a un agente l'ostia consacrata, chiusa nella sua confezione, perché la porti al detenuto, una proposta che l'arcivescovo Mitchell Rozanski ha definito «sacrilega». Secondo il ricorso le richieste di visite di persona, avanzate a fine 2025, con una lettera dell'arcivescovo del 18 maggio e di nuovo in agosto, sono rimaste senza risposta o sono state respinte, mentre avvocati e funzionari consolari entrano con regole molto più larghe. Insieme all'arcivescovo e a padre Christopher Schroeder, parroco a University City e uno dei sacerdoti che visitano regolarmente il carcere, l'arcidiocesi invoca il Primo emendamento, il Religious Freedom Restoration Act federale e quello del Missouri e la legge federale sulla libertà religiosa dei detenuti (RLUIPA), e chiede che ai sacerdoti sia concesso lo stesso accesso di avvocati e funzionari consolari e che la messa sia permessa a condizioni ragionevoli. Il DHS ha definito le accuse «false»: il carcere è un istituto di contea senza contatto, non una struttura dell'ICE, e i detenuti, sostiene, hanno accesso ai sacerdoti cattolici, all'eucaristia e alla confessione quando lo chiedono. Cause simili hanno già ottenuto provvedimenti favorevoli a Chicago, per il centro ICE di Broadview, e in Minnesota.