Visti J-1, l'ispettore generale del Lavoro indaga su nove grandi università
Citazioni a Harvard, Yale, Stanford, MIT, Brown, Caltech, UC Davis, Arizona State e Pittsburgh sull'uso dei J-1 per ricercatori e postdoc; nasce una squadra interagenzie contro le frodi sui visti H-1B e J-1.
L'ispettore generale del Dipartimento del Lavoro, Anthony D'Esposito, ha aperto un'indagine su possibili frodi nei programmi di visti J-1 di nove università: University of Pittsburgh, Yale, Harvard, Stanford, Brown, UC Davis, Caltech, Arizona State University e MIT. L'annuncio è arrivato giovedì 8 ottobre allo stesso evento della task force antifrode della Casa Bianca in cui il segretario al Lavoro Keith Sonderling ha sospeso dal PERM Microsoft, Adobe e sei società di outsourcing, alla presenza del vicepresidente JD Vance, del procuratore generale Todd Blanche e di Stephen Miller; secondo il comunicato dell'ufficio, diffuso il 9, le citazioni (subpoena) sono già state notificate a tutte e nove. L'indagine riguarda il presunto uso improprio e le classificazioni scorrette nei programmi J-1, i visti per visitatori di scambio con cui le università ospitano ricercatori e studiosi stranieri, in istituzioni che ricevono complessivamente miliardi di dollari di fondi federali per la ricerca: secondo l'ufficio, nelle nove università circa il 61% dei postdoc e dei ricercatori pagati con fondi federali è straniero, contro il 38% negli altri atenei. D'Esposito ha accusato le università di usare i J-1 «per eludere gli obblighi del datore di lavoro, sfruttare programmi finanziati dai contribuenti e danneggiare i lavoratori americani» e ha evocato il rischio che il Partito comunista cinese acceda alla ricerca americana; Vance ha sostenuto che i ricercatori in J-1 sono pagati circa 20.000 dollari l'anno meno dei colleghi americani. Nessun titolare di visto è accusato individualmente. Il MIT ha confermato di aver ricevuto una citazione «molto ampia» e ha ricordato che ogni titolare di J-1 dell'istituto «è stato controllato e autorizzato a venire qui dal governo degli Stati Uniti»; Brown ha detto che le sono stati chiesti documenti sui programmi di lavoro straniero gestiti dal governo, mentre Arizona State, Yale, Stanford e UC Davis hanno rivendicato il rispetto delle regole. Lo stesso giorno D'Esposito ha presentato una squadra interagenzie contro le frodi sui visti, concentrata sui programmi H-1B e J-1, con personale di Lavoro, Giustizia, DHS, USCIS, Homeland Security Investigations e del servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato. Nel fine settimana, intervistato da Fox News secondo il Financial Express, ha difeso la stretta: le società sospese dal PERM, ha detto, usano «l'H-1B come modello di business». Per molti ricercatori italiani la porta d'ingresso nelle università americane è proprio il J-1 da research scholar, con i suoi cinque anni e il vincolo del finanziamento pubblico.