Decisioni dei tribunali
Espulsioni verso Paesi terzi: il Primo Circuito conferma l'obbligo di avviso e di un'occasione per opporsi, e l'annullamento delle linee guida del DHS
Con la sentenza D.V.D. v. Department of Homeland Security, depositata il 18 settembre, la Corte d'appello del Primo Circuito ha confermato quasi per intero la decisione del giudice Brian Murphy, del Massachusetts, sulle third-country removals - le espulsioni verso un Paese diverso da quello indicato nell'ordine di rimpatrio e mai menzionato nel procedimento. Restano in piedi le dichiarazioni secondo cui il DHS deve dare a chi ha un ordine di rimpatrio definitivo un avviso effettivo del Paese terzo verso cui intende espellerlo e una possibilità concreta di opporsi per il timore di persecuzione o tortura in quel Paese, e resta annullata, perché contraria all'Administrative Procedure Act, la guidance del marzo e del luglio 2025 che consentiva l'espulsione senza altre formalità verso i Paesi che avevano dato assicurazioni diplomatiche. La corte ha invece cancellato, per difetto di standing dei ricorrenti, le due dichiarazioni sulla sequenza - l'obbligo di tentare prima il rimpatrio verso il Paese di cittadinanza o quello designato. La classe comprende tutti i destinatari di un ordine definitivo espulsi dal 18 febbraio 2025 verso un Paese non designato; la sentenza cita un rapporto del Senato secondo cui oltre l'ottanta per cento delle persone inviate nei Paesi terzi pagati dagli Stati Uniti è già tornato, o sta tornando, nel Paese d'origine.
Fonte: Corte d'appello del Primo Circuito
Il BIA cambia rotta: chi ha una condanna per aggravated felony è "ineleggibile alla cittadinanza" e quindi inammissibile, ma solo per le condanne future
Con Matter of A-V-O-, decisione del 17 settembre pubblicata come precedente, il Board of Immigration Appeals ha stabilito che una condanna per aggravated felony - la categoria di reati più grave della legge sull'immigrazione - rende lo straniero "permanently ineligible to citizenship" e perciò inammissibile ai sensi della sezione 212(a)(8)(A) dell'Immigration and Nationality Act, un motivo che il waiver della sezione 212(h) non copre. Il Board ha espressamente superato Matter of Kanga (2000), che limitava quella formula ai renitenti alla leva: siccome la sezione 101(f)(8) esclude il buon carattere morale per chi ha una simile condanna, e senza buon carattere non ci si può naturalizzare, il ragionamento del Board è che l'ineleggibilità alla cittadinanza discende dal testo della legge. La conseguenza pratica è la chiusura dell'adjustment of status - la green card ottenuta dall'interno - anche a chi avrebbe avuto un waiver. Il Board ha però limitato l'effetto: la nuova regola vale solo per le condanne fondate su un patteggiamento o un verdetto successivi al 17 settembre 2026, perché il cambiamento è netto e ha creato affidamento nella regola precedente. Nel caso concreto, una cittadina nicaraguense condannata in Florida per frode con carte e furto d'identità aggravato con una restituzione di 345.100 dollari, l'appello è stato comunque respinto per la mancanza di extreme hardship ai familiari. Per capire quali condanne, anche italiane, ricadano in la categoria delle aggravated felony e con quali conseguenze, c'è una scheda dedicata.
Fonte: Board of Immigration Appeals
Ordine di espulsione in absentia con l'avviso spedito all'indirizzo scritto dai parenti sul modulo della cauzione: per il Nono Circuito è una violazione del giusto processo
Nella sentenza Meza Medina v. Blanche, del 18 settembre, la Corte d'appello del Nono Circuito ha accolto a maggioranza il ricorso di un cittadino messicano espulso in absentia - cioè in contumacia - nel 2018 dopo che l'unica convocazione all'udienza era stata inviata a un indirizzo che non era il suo recapito postale. L'indirizzo era stato indicato dal fratello e dalla cognata sul modulo per la cauzione di 20.000 dollari, alla voce "indirizzo in cui l'alien risiederà", senza che il modulo chiedesse un recapito per la posta; la lettera era tornata indietro come non consegnabile e il governo non aveva fatto altri tentativi, benché avesse il numero di telefono. Secondo la maggioranza, un avviso ragionevolmente idoneo a raggiungere l'interessato non poteva fondarsi su quell'indirizzo, tanto meno dopo il ritorno della busta, e la mozione di riapertura andava accolta; la questione ha un peso concreto perché l'uomo avrebbe potuto far valere il matrimonio con una cittadina americana. La giudice Desai, in dissenso, avrebbe rinviato all'agenzia per accertare quali passi erano praticabili.
Fonte: Corte d'appello del Nono Circuito