Ordine di espulsione in absentia con l'avviso spedito all'indirizzo scritto dai parenti sul modulo della cauzione: per il Nono Circuito è una violazione del giusto processo
Il Nono Circuito dà ragione a un messicano espulso in contumacia nel 2018: l'unica convocazione era andata all'indirizzo scritto dai parenti sul modulo della cauzione, ed era tornata indietro.
Nella sentenza Meza Medina v. Blanche, del 18 settembre, la Corte d'appello del Nono Circuito ha accolto a maggioranza il ricorso di un cittadino messicano espulso in absentia - cioè in contumacia - nel 2018 dopo che l'unica convocazione all'udienza era stata inviata a un indirizzo che non era il suo recapito postale. L'indirizzo era stato indicato dal fratello e dalla cognata sul modulo per la cauzione di 20.000 dollari, alla voce "indirizzo in cui l'alien risiederà", senza che il modulo chiedesse un recapito per la posta; la lettera era tornata indietro come non consegnabile e il governo non aveva fatto altri tentativi, benché avesse il numero di telefono. Secondo la maggioranza, un avviso ragionevolmente idoneo a raggiungere l'interessato non poteva fondarsi su quell'indirizzo, tanto meno dopo il ritorno della busta, e la mozione di riapertura andava accolta; la questione ha un peso concreto perché l'uomo avrebbe potuto far valere il matrimonio con una cittadina americana. La giudice Desai, in dissenso, avrebbe rinviato all'agenzia per accertare quali passi erano praticabili.