Decisioni dei tribunali
Detenzione senza udienza per la cauzione dei richiedenti asilo che hanno superato il credible fear: per il Nono Circuito la causa può proseguire, il giusto processo si applica
Con la sentenza Padilla v. ICE, depositata oggi, la Corte d'appello del Nono Circuito ha confermato il rigetto della richiesta del governo di chiudere la causa collettiva dei richiedenti asilo entrati senza ispezione, sottoposti a expedited removal e poi ammessi al procedimento ordinario dopo aver superato il colloquio di credible fear - il primo filtro sul timore di persecuzione. Per la sezione 1225(b)(1)(B)(ii), come interpretata dalla Corte Suprema in Jennings v. Rodriguez, queste persone sono in detenzione obbligatoria senza udienza per la cauzione; la classe sostiene che l'assenza di un'udienza individuale violi il Quinto Emendamento. Il governo opponeva che i tribunali non hanno giurisdizione e che, dopo Thuraissigiam, chi entra illegalmente non ha diritti procedurali oltre quelli previsti dalla legge. La corte, con la giudice Berzon, ha respinto entrambe le tesi: le limitazioni della sezione 1252(a)(2)(A) riguardano i casi individuali, non la costituzionalità della norma, e la finzione dell'ingresso di Thuraissigiam vale solo per chi è fermato sulla soglia, non per chi è arrestato all'interno del Paese, tanto più che qui si discute di detenzione e non di ammissione. La decisione arriva mentre, dal gennaio 2025, l'expedited removal è applicabile a chi è fermato ovunque negli Stati Uniti entro due anni dall'ingresso. La causa torna ora al tribunale di Seattle per il merito. Il credible fear è il primo gradino di un sistema di protezione internazionale che funziona diversamente da quello italiano, e la differenza comincia proprio dalla detenzione.
Fonte: Corte d'appello del Nono Circuito
Minori guatemaltechi non accompagnati: il tribunale di Washington tiene in vita la causa contro il piano di rimpatrio del Labor Day 2025 ma non allarga la classe
Il giudice Timothy Kelly, del tribunale federale del Distretto di Columbia, ha deciso oggi nella causa L.G.M.L. v. Mullin, nata nella notte fra il 30 e il 31 agosto 2025, quando diverse agenzie federali avevano cominciato a prelevare dai centri dell'Office of Refugee Resettlement i minori non accompagnati guatemaltechi - 327 quelli selezionati, su 457 individuati - per rimandarli nel loro Paese su richiesta del governo del Guatemala, senza chiedere ai bambini se volessero tornare. Il tribunale ha accolto in parte la richiesta di rigetto del governo: manca la giurisdizione sulle pretese di due ricorrenti aggiunti in seguito, dall'Honduras e dal Messico, privi di standing, e sul settimo motivo, fondato sulla Convenzione contro la tortura e sul FARRA, che per legge può essere fatto valere solo nel riesame di un ordine di rimpatrio. Ma la maggior parte dei motivi resta in piedi: è plausibile che il piano di "riunificazione" violi il Trafficking Victims Protection Reauthorization Act, che impone il procedimento ordinario davanti a un giudice dell'immigrazione ed esclude l'expedited removal per i minori non accompagnati, che l'avviso dato ai legali mezz'ora prima del prelievo fosse inadeguato e che l'operazione fosse arbitraria e capricciosa. Respinta invece la richiesta dei ricorrenti di estendere la classe a tutti i minori non accompagnati, di qualunque nazionalità. L'ordinanza cautelare del settembre 2025, che vieta di trasferire fuori dagli Stati Uniti i membri della classe, resta in vigore.
Fonte: Tribunale federale del Distretto di Columbia
Accordi di "Paese terzo sicuro": certificata la classe dei richiedenti asilo che contestano la regola del 2019
Nella causa U.T. v. Blanche, pendente dal 2020, il giudice Emmet Sullivan del tribunale federale del Distretto di Columbia ha autorizzato oggi la seconda modifica del ricorso, certificato la classe dei ricorrenti e sospeso, su richiesta congiunta, le domande relative all'expedited removal. Al centro c'è la interim final rule del 19 novembre 2019 con cui il Dipartimento della Giustizia e il DHS hanno attuato gli asylum cooperative agreements - gli accordi che permettono di trasferire i richiedenti asilo in un Paese terzo perché la loro domanda sia esaminata lì - firmati allora con Guatemala, Honduras ed El Salvador. La regola sottrae il richiedente al colloquio di credible fear e lo sottopone a un threshold screening in cui deve dimostrare che nel Paese terzo sarebbe "più probabile che no" perseguitato o torturato, con decisione non riesaminabile da un giudice dell'immigrazione, e nel procedimento ordinario consente al giudice di disporre il trasferimento prima di esaminare nel merito asilo, withholding e Convenzione contro la tortura. I ricorrenti sostengono che la regola violi l'Administrative Procedure Act, l'Immigration and Nationality Act e il FARRA, la legge che attua il divieto di refoulement.
Fonte: Tribunale federale del Distretto di Columbia
Applicazione della legge
Oltre 25.000 persone espulse verso Paesi che non sono i loro: l'inchiesta di 24 testate sugli accordi di rimpatrio in Paesi terzi
Un'inchiesta coordinata da Forbidden Stories con 24 organizzazioni giornalistiche, fra cui il Guardian, ha ricostruito la politica delle third-country removals - le espulsioni verso Paesi con cui la persona non ha alcun legame - a partire da oltre cento interviste e dai documenti degli accordi conclusi con decine di governi. Secondo un conteggio di Refugees International e Human Rights First, più di 25.000 persone sono state espulse verso Paesi diversi dal proprio: circa 20.000 portate in autobus in Messico e oltre 5.000 messe su voli verso Africa, America Latina, Caraibi e Asia centrale, spesso poi rimandate nel Paese d'origine dove un giudice dell'immigrazione aveva riconosciuto il rischio per la vita o la libertà. Il consorzio ha tracciato più di cento voli verso 28 Paesi, un numero che considera sottostimato. L'inchiesta racconta il caso di una trentaduenne iraniana, liberata da un giudice dopo oltre un anno di detenzione e riarrestata due settimane dopo, portata in catene nella Repubblica Centrafricana; e cita l'episodio del 20 agosto, quando quattro cubani, un brasiliano e un camerunese che si erano rifiutati di scendere in Liberia sono stati inviati in Guinea Equatoriale. Gli avvocati dei diritti umani parlano di una "dimostrazione di forza" pensata per scoraggiare gli arrivi.
Fonte: The Guardian
Louisiana: un costaricano di 36 anni muore nel centro di detenzione di Winnfield
L'ICE ha reso noto oggi che Carlos Josue Marchena-Marchena, cittadino costaricano di 36 anni, è morto il 18 settembre mentre era in custodia dell'agenzia nel Winnfield Correctional Center, in Louisiana. Secondo il comunicato l'uomo è stato trovato privo di sensi, il personale ha avviato le manovre di rianimazione e i soccorsi lo hanno trasportato al Winn Parish Medical Center, dove alle 8 del mattino ne è stato dichiarato il decesso; la causa ufficiale della morte è ancora da accertare. Marchena era stato arrestato dalla Border Patrol dopo un ingresso senza ispezione nel febbraio 2021, condannato in Michigan per frode nei negozi nel 2024 e per danneggiamento nel 2025, arrestato dall'ICE il 14 gennaio 2026 dopo un arresto per aggressione, e un giudice dell'immigrazione ne aveva ordinato il rimpatrio il 29 luglio. Come prevede la procedura, l'agenzia ha informato il DHS, l'Ispettore generale, l'Ufficio per la responsabilità professionale e il consolato del Costa Rica; l'ICE pubblica sul suo sito le notizie sui decessi in custodia.
Fonte: ICE