Eswatini, liberato dopo oltre un anno in carcere il laotiano espulso dagli Stati Uniti
Phone Chomsavanh, uno dei cinque uomini mandati dagli Stati Uniti in Eswatini nel luglio 2025, è uscito il 4 ottobre dal carcere di massima sicurezza dove era rinchiuso senza accuse: ora va in Laos.
Phone Chomsavanh, cittadino del Laos espulso dagli Stati Uniti in Eswatini nel luglio 2025, è stato liberato domenica 4 ottobre dal carcere di massima sicurezza di Matsapha, vicino alla capitale amministrativa Mbabane, dove era rinchiuso da più di un anno: lo ha annunciato il suo avvocato negli Stati Uniti, Tin Thanh Nguyen, ha riferito l'Associated Press. Era uno dei cinque immigrati mandati in Eswatini, un Paese con cui non aveva alcun legame, nei primi giorni del programma di espulsioni verso Paesi terzi dell'amministrazione Trump: tutti e cinque erano stati condannati negli Stati Uniti per reati gravi, ma avevano già scontato la pena. Secondo l'avvocato, gli fu detto della destinazione solo poco prima che l'aereo cargo militare che lo trasportava atterrasse. «È rimasto lì per più di un anno. Nessun avviso, nessuna udienza, nessuna possibilità di opporsi», ha detto Nguyen. Chomsavanh, nato in un campo profughi in Thailandia da genitori fuggiti dal Laos e arrivato negli Stati Uniti con la famiglia a 7 anni, viene ora rimpatriato in Laos: ha già lasciato l'Eswatini ed è atterrato a Johannesburg. Il governo dell'Eswatini non ha confermato subito la liberazione. Secondo Human Rights First e Refugees International, che seguono questi trasferimenti, dall'inizio del programma gli Stati Uniti hanno espulso circa 500 persone verso Paesi africani diversi dal loro; una dozzina di Stati del continente ha accettato di riceverle, alcuni in cambio di milioni di dollari, e l'Eswatini, che in base all'accordo con Washington ha ricevuto 5,1 milioni di dollari, ne ha accolte finora una trentina. Il mese scorso una corte d'appello federale aveva confermato lo stop al programma deciso da un giudice, perché non lascia agli espulsi il tempo di opporsi al trasferimento in un Paese dove temono persecuzioni o torture, ma il 29 settembre la Corte Suprema ha permesso al governo di continuare le espulsioni verso Paesi terzi in attesa della discussione del caso, prevista a dicembre.