Quinto Circuito en banc: niente udienza sulla cauzione per chi è entrato senza ispezione
Con 10 voti contro 7, il 23 ottobre il Quinto Circuito ha deciso che la Costituzione non dà a chi è entrato senza ispezione il diritto a un'udienza sulla cauzione durante la detenzione obbligatoria: annullati gli habeas di tre uomini residenti in Texas da oltre dieci anni.
Venerdì 23 ottobre la Corte d'appello del Quinto Circuito, competente per Texas, Louisiana e Mississippi, in composizione plenaria (en banc) e con 10 voti contro 7, ha stabilito che chi è entrato negli Stati Uniti senza ispezione e vi vive da anni, anche da più di vent'anni, non ha un diritto costituzionale a un'udienza sulla cauzione (bond hearing) mentre è detenuto in attesa della procedura di espulsione in base alla sezione 1225(b)(2)(A), che la stessa corte, a febbraio, in Buenrostro-Mendez v. Bondi, ha letto come detenzione obbligatoria senza cauzione. La sentenza Sosnava Rodriguez v. Vergara (nn. 26-50183, 26-50219 e 26-50221), scritta dal giudice Cory Wilson, ribalta i tre habeas con cui i tribunali federali del Texas avevano fatto liberare, tra febbraio e marzo, Ignacio Sosnava Rodriguez, messicano negli Stati Uniti da oltre ventidue anni, Alejandro Villegas Angel, messicano arrivato nel 2011 con due figli cittadini americani, e Miguel Angel Gomez Alvarado, honduregno arrivato nel 2012 con un figlio cittadino, tutti fermati dall'ICE dopo controlli stradali tra novembre 2025 e febbraio 2026; ribalta anche la decisione del 2 luglio con cui un collegio della stessa corte, a maggioranza, aveva confermato le liberazioni e imposto un'udienza entro 90 giorni di detenzione, già sospesa il 21 luglio dopo il rinvio d'ufficio alla plenaria, discussa il 24 settembre. I tre, scrive la maggioranza, non contestano di essere «richiedenti l'ammissione» ai sensi della legge: sostengono che il Quinto emendamento imponga un'udienza individuale su pericolosità e rischio di fuga anche se la legge non la prevede, ma «la Costituzione non dà loro diritto a un'udienza sulla cauzione»; il Congresso, al quale la Costituzione affida l'ingresso degli stranieri, può disporre la detenzione categorica di chi non è stato ammesso per la durata del procedimento, e la detenzione dei tre, tre mesi, due mesi e tre settimane, non pone problemi di durata, perché il limite di sei mesi di Zadvydas non è un tetto rigido alla detenzione prima dell'ordine di espulsione e la loro espulsione resta «raggiungibile». La corte lascia aperte altre questioni, come un habeas fondato sui fatti che rendono una persona non «chiaramente e senza dubbio ammissibile», il caso in cui l'espulsione non sia più realisticamente possibile o quello in cui il procedimento sia una «facciata» per detenere per altri motivi; il mandato è esecutivo da subito. La giudice Richman concorda solo nel risultato e precisa di non pronunciarsi su che cosa accadrebbe se il governo detenesse le stesse persone in base alla sezione 1226, che prevede la cauzione; i giudici Ho e Oldham aggiungono opinioni concorrenti. In dissenso, il giudice Southwick, con altri cinque colleghi, scrive che la corte «ha costruito un muro impenetrabile tra la Costituzione e questi residenti di lungo periodo, un muro che la Corte Suprema non ha mai progettato, riconosciuto o nemmeno suggerito»: la Corte Suprema ammette la detenzione durante il procedimento, non che una persona resti detenuta «per tutto il tempo che quella decisione richiede, per quanto ritardata, senza alcun diritto a essere considerata per il rilascio»; e ricorda che la lettura della legge data dal Quinto Circuito è minoritaria tra i circuiti e che, se la Corte Suprema dovesse giudicarla sbagliata in Rhoney v. Barbosa da Cunha, il caso del Secondo Circuito accolto il 1° ottobre, «la questione costituzionale decisa qui avrà molto meno rilievo». Il giudice Higginson, con altri cinque, contesta proprio la lettura della legge: per trent'anni Congresso, governo e tribunali hanno distinto chi è fermato alla soglia del Paese, sezione 1225, da chi è «già dentro», sezione 1226; la giudice Haynes limiterebbe la tutela a persone come i tre ricorrenti, residenti da più di dieci anni, senza precedenti e con stretti familiari americani; la giudice Douglas, con altri quattro, firma un ulteriore dissenso.