Rifugiati, la giudice di Boston sospende per dieci giorni la regola sulla revoca rapida
Il 27 ottobre la giudice Julia Kobick ha sospeso fino al 6 novembre la regola che dà ai rifugiati 10 giorni, invece di 30, per rispondere all'avviso di revoca dello status. Il giorno prima era partita una class action.
Martedì 27 ottobre la giudice federale Julia E. Kobick, del District of Massachusetts, ha sospeso per dieci giorni, fino al 6 novembre compreso, la regola provvisoria (interim final rule) pubblicata dal DHS il 14 ottobre, che ha ridotto da 30 a 10 giorni il tempo concesso a un rifugiato per rispondere all'avviso con cui l'USCIS gli comunica l'intenzione di revocargli lo status (notice of intent to terminate, NOIT). Fino alla stessa data il governo non può nemmeno far valere gli avvisi emessi tra il 14 e il 27 ottobre con un termine di risposta inferiore a 30 giorni: chi li ha ricevuti non è tenuto a rispondere e non può perdere lo status di rifugiato per non averlo fatto. È una sospensione amministrativa (administrative stay), decisa «per preservare lo status quo» ed evitare danni irreparabili ai ricorrenti e ai membri della classe che chiedono di rappresentare, in attesa che il giudice assegnato alla causa decida sulla richiesta di sospensione presentata in base alla sezione 705 della legge sul procedimento amministrativo (APA); può essere modificata, prorogata o revocata. La causa, Partnership for the Advancement of New Americans v. Edlow (n. 1:26-cv-14817), era stata depositata il giorno prima, lunedì 26 ottobre, come azione collettiva (class action) da sei organizzazioni che assistono i rifugiati, cioè Partnership for the Advancement of New Americans, Jewish Family Service of Western Massachusetts, International Institute of New England, African Communities Together, HIAS e Refugee Council USA, e da quattro rifugiati originari di Afghanistan, Etiopia, Colombia e Iraq, assistiti dall'International Refugee Assistance Project (IRAP), da Democracy Forward e da avvocati pro bono. Oltre alla regola del 14 ottobre, la causa contesta il memorandum interno con cui il 21 novembre 2025 il direttore dell'USCIS, Joseph Edlow, ha bloccato a tempo indeterminato tutte le domande di green card pendenti dei rifugiati ammessi durante l'amministrazione Biden e ha disposto il riesame, con un possibile nuovo colloquio, di tutti quei rifugiati. Secondo i ricorrenti le tre misure violano l'APA, perché adottate senza consultazione pubblica (notice and comment), contrarie alla legge e ai regolamenti sullo status di rifugiato e arbitrarie, e violano il diritto a un giusto processo (due process); il termine di 30 giorni era rimasto invariato per 45 anni. Citando le stime dello stesso DHS, la causa ricorda che circa 113.000 rifugiati hanno una domanda di green card pendente e che fino a 186.000 rifugiati ammessi tra gli anni fiscali 2015 e 2025 non l'hanno ancora ottenuta e sono quindi esposti alla nuova regola.