Ammettere al colloquio per la green card di aver usato cocaina basta a farla negare: il BIA supera due precedenti del 1945 e del 1957
Per il Board of Immigration Appeals basta ammettere sotto giuramento di aver usato cocaina per vedersi negare la green card: superati i precedenti del 1945 e del 1957 che chiedevano prima una spiegazione del reato.
Con Matter of Mendez Maldonado, decisione del 22 settembre pubblicata come precedente, il Board of Immigration Appeals ha confermato il diniego dell'adjustment of status - la green card chiesta dall'interno degli Stati Uniti - a un cittadino messicano che, al colloquio con USCIS a Tucson nel 2016, aveva ammesso sotto giuramento di aver comprato e usato cocaina in Arizona ogni mese per due anni. La sezione 212(a)(2)(A)(i)(II) dell'Immigration and Nationality Act rende inammissibile non solo chi è condannato per un reato legato agli stupefacenti, ma anche chi ammette di aver commesso gli atti che ne costituiscono gli elementi essenziali. La difesa invocava Matter of K- (1957), secondo cui un'ammissione è valida solo se all'interessato viene prima data una definizione adeguata del reato, con tutti i suoi elementi, spiegata in termini comprensibili. Il Board ha superato espressamente quel precedente e Matter of J- (1945): la legge non richiede alcuna spiegazione preventiva, basta un'ammissione volontaria in un procedimento equo. In alternativa, ha aggiunto il Board, vale anche l'ammissione resa sotto giuramento davanti al giudice dell'immigrazione, in presenza del proprio avvocato. Come un'ammissione possa pesare quanto una sentenza, e quali siano gli ostacoli alla green card che non passano da una condanna, lo riassume una pagina dedicata.