Medica con H-1B espulsa in aeroporto: per il Primo Circuito il giudice non può intervenire
Il Primo Circuito conferma che i giudici federali non possono rivedere l'ordine di expedited removal con cui la nefrologa Rasha Alawieh, con visto H-1B, fu rimandata in Libano dall'aeroporto di Boston.
La Corte d'appello del Primo Circuito, competente per Massachusetts, Maine, New Hampshire, Rhode Island e Porto Rico, ha confermato martedì 13 ottobre che i giudici federali non possono esaminare il ricorso di Rasha Alawieh, la nefrologa libanese con visto H-1B rimandata in Libano dall'aeroporto Logan di Boston nel marzo 2025 con un ordine di espulsione accelerata (expedited removal). Arrivata negli Stati Uniti nel giugno 2018 con un visto da exchange visitor, Alawieh era nefrologa dei trapianti a Brown University Health, che l'aveva sponsorizzata per l'H-1B ottenuto il 17 giugno 2024, e insegnava alla Warren Alpert Medical School della Brown University. Di ritorno da una visita alla famiglia in Libano, il 13 marzo 2025 fu trattenuta per la notte durante l'ispezione: secondo la sentenza, gli agenti della CBP trovarono nel telefono foto e video di Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah morto da poco, di combattenti e «martiri» di Hezbollah e dell'ayatollah Ali Khamenei, allora guida dell'Iran, molti dei quali cancellati uno o due giorni prima dell'arrivo. Hezbollah è designata dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica dal 1997: lei disse di saperlo, negò di sostenerla e spiegò che, da musulmana sciita devota, seguiva gli insegnamenti religiosi di Nasrallah e con la famiglia aveva partecipato a una commemorazione della sua morte. L'agente la dichiarò inammissibile ai sensi della sezione 212(a)(7)(A)(i)(I) dell'INA, come immigrante priva di un documento d'immigrazione valido, perché le sue «vere intenzioni» non si potevano stabilire a causa delle informazioni sfavorevoli emerse durante l'ispezione; dopo che lei aveva detto di non temere persecuzioni in Libano, il 14 marzo le notificò l'ordine di espulsione accelerata, le revocò il visto e la fece ripartire la sera stessa per il Libano via Parigi. L'ordine comporta cinque anni di divieto di rientro. La richiesta di habeas corpus presentata da una cugina un'ora prima del volo non bastò: il giudice vietò di trasferirla fuori dal Massachusetts senza 48 ore di preavviso, ma l'ordine non arrivò agli agenti, già diretti all'imbarco, e il tribunale ha poi ritenuto che la CBP non lo conoscesse e quindi non lo avesse violato. Nel ricorso successivo Alawieh sosteneva che l'ordine fosse nullo perché gli agenti della CBP non erano stati nominati secondo la clausola costituzionale sulle nomine (Appointments Clause) e chiedeva un procedimento davanti a un giudice dell'immigrazione e il ripristino del visto. Il giudice Leo Sorokin, a Boston, aveva dichiarato di non avere giurisdizione; il collegio (giudici Gelpí, Lynch e Dunlap, sentenza scritta da Lynch) ha confermato: la legge esclude il controllo giudiziario sugli ordini di espulsione accelerata, salvo tre questioni ammesse con l'habeas, e quella invocata da Alawieh si limita a verificare se l'ordine sia stato davvero emesso e la riguardi, senza alcun esame della sua inammissibilità, mentre lei ne contestava la validità. La sentenza non entra nel merito della questione delle nomine. Il caso mostra fino a che punto arrivano i limiti che il § 1252 pone al giudice federale, anche sull'expedited removal alla frontiera.