Detenuti con domande a USCIS: il giudice ripristina la raccolta dei dati biometrici
Il giudice Amir Ali sospende la politica del dicembre 2025 che lasciava senza impronte e foto i detenuti dell'ICE con domande pendenti a USCIS: senza biometria la domanda si considera abbandonata e respinta.
Mercoledì 7 ottobre il giudice federale Amir H. Ali, del District of Columbia, ha sospeso, in base alla sezione 705 dell'Administrative Procedure Act e finché la causa non sarà decisa, la politica annunciata da USCIS nel dicembre 2025 con cui il DHS «in generale» non raccoglie più i dati biometrici (impronte, foto, firma) degli stranieri detenuti, salvo quelli che sono in un procedimento di espulsione e hanno una domanda pendente davanti ai tribunali dell'immigrazione (J.Z. v. Department of Homeland Security, n. 26-cv-1510). Sono sospese anche le modifiche al Policy Manual e la revoca dell'accordo interno che affidava all'ICE la raccolta della biometria di chi è in custodia e ha una domanda presso USCIS: torna così la situazione precedente, in cui il DHS la raccoglieva. Il problema è pratico: USCIS fissa un appuntamento per la biometria, chi non si presenta vede la domanda considerata abbandonata e respinta, e la detenzione non è un motivo accettato per spostare l'appuntamento; con la nuova politica l'ICE ha smesso di accompagnare i detenuti agli appuntamenti, salvo casi isolati. I ricorrenti, detenuti dall'ICE in attesa del procedimento di espulsione, avevano chiesto a USCIS la green card, lo status di minore immigrato speciale (SIJ) per minori maltrattati o abbandonati, il visto T per le vittime di tratta, il visto U per le vittime di altri reati gravi o l'asilo per raggiungere un coniuge o un genitore già asilato; per la maggior parte di loro l'accoglimento della domanda escluderebbe detenzione ed espulsione. Per il giudice la politica è con ogni probabilità arbitraria: è stata adottata senza considerare che impedisce ai detenuti di portare avanti le loro domande e, senza spiegazione, «nega di fatto la protezione a un'intera categoria di persone, a prescindere dai requisiti per lo status richiesto». L'unica giustificazione indicata, scoraggiare le domande pretestuose e garantire «coerenza operativa», non regge, perché la biometria serve proprio a verificare identità e requisiti; all'udienza, alla domanda su come la politica raggiungerebbe quegli scopi, l'avvocato del governo ha risposto: «È una buona domanda... Al momento non ho una risposta». La sospensione vale per tutti, non solo per i ricorrenti; il giudice ha invece respinto la richiesta di ingiunzione preliminare a favore della classe, e il governo deve riferire entro il 21 ottobre su come ha dato esecuzione all'ordine. La decisione non concede alcuno status né dispone la liberazione di nessuno.